Intercettazione fra Giarda, l’avvocato di Stasi, ed il suo assistito.
S - Pronto ?
G – Sì Alberto, sto vedendo
questo programma qui. Ma eh… sono giusti i riferimenti eh… dei minuti ?
S – Sì sì sono… eh… sei
minuti, sul mio telefonino sei minuti.
G – Da quando tu fai l’ultimo
squillo, a quando chiami la croce rossa passano solo sei minuti ?
S – Sì, sei minuti, ma io sono
cioè io… infatti loro dicevano “ma
sicuramente sei rimasto di più in casa” sembra, ma io sarò rimasto lì davvero…
pochi sec… si tratta di venti secondi, trenta, cioè… io facevo i movimenti che
ho fatti tutti veloci. Appena… appena l’ho vista sono scappato via, e ho
chiamato… quando ero, ero… in macchina. Cioè adesso poi le cognizioni sui tempi
sono quelli che ero, non mi ricordavo neanche il numero civico, della casa,
cioè… ero completamente… nel panico. Non ho niente di… di… inventato, come al
solito, dico sempre la verità.
G – Va bene
E’ evidente la perplessità
dell’avvocato. Stasi dice che gli risultano 6 minuti, ma per la precisione l’ultima
chiamata al cellulare di Chiara è delle 13.45.03, e la chiamata al 118 delle
13.50.24
Quindi sono 5 minuti e 21 secondi !
Questi 5 minuti e 21 secondi vanno dall’ultima chiamata a Chiara, da appena fuori dalla porta della cucina, fino all'arrivo dai CC, per chiamare il 118. Lui varca appena l'uscio di casa Poggi, per chiamare Chiara, e poi fa dietrofront. Non fa il tortuoso percorso nelle varie stanze della casa: salottino TV, bagno, box, scoperta di Chiara, fuga. Un tempo assolutamente ragionevole.
Notate la pausa: “quando ero, ero… in macchina”. Sta ricordando cosa ha detto esattamente. Il guaio, per chi mente, è che bisogna ricordare a menadito, senza contraddirsi, tutte le menzogne propinate nel tempo.
Stasi non ha telefonato appena salito in macchina. Non c’è nessun rumore di porte aperte o chiuse, non c’è il rumore del motore ! Un CC, appena uscito dal portone, disse di aver sentito Stasi parlare al telefono. Lui ha telefonato dopo essere arrivato in caserma.
Per assurdo, se avesse chiamato appena salito in macchina, senza contare il tempo per arrivare dai CC, i 5 minuti e 21 secondi sarebbero troppi, visto che non ha fatto il percorso nelle varie stanze ! Viceversa, 5 minuti e 21 secondi sono veramente troppo pochi se sommiamo oltre al percorso
"interno", nella casa, anche il tempo per arrivare dai CC, perchè
Stasi non telefona appena fuori dal cancelletto, come racconta, ma dalla
caserma.
C'è anche un importante lapsus ! Stava per dire pochi secondi… “pochi sec…” poi corregge “venti secondi, trenta”. In realtà è rimasto proprio pochi secondi dentro la casa ! Il tempo, ripeto, di chiamare Chiara, ed uscire.
I lapsus, per definizione,
sono piccoli frammenti, piccoli errori, dettagli che raccontano la verità, che
poi viene corretta e coperta immediatamente, dalla menzogna.
Aggiungo un'ottima analisi dell'intercettazione, fatta della grande specialista di Statement Analysis Ursula Franco, Medico e Criminologo.
“Quarta Repubblica” ha diffuso
una intercettazione tra Alberto Stasi e l’avvocato Giarda, di seguito
l’analisi:
Stasi: Pronto?
Giarda: Sì, Alberto, sto vedendo
questo programma qui.
Stasi: Sì.
Giarda: Ma eh sono giusti i
riferimenti ee… dei minuti?
Stasi: Mmmm sì, sì, sono… eee se…
sei minuti see… sul mio telefono sei minuti.
Una risposta ricca di pause
per pensare a cosa dire e ripetizioni.
I minuti di cui si parla sono
quelli tra l’ultima chiamata a Chiara, 13.44 e l’arrivo di Stasi dai
Carabinieri 13.50.29. Al secondo 29 dell’audio della telefonata di soccorso
(13.50) si sentono infatti rumori riferibili alla caserma.
Giarda: Da da quando tu fai
l’ultimo squillo a quando chiami la… la…
Stasi in sottofondo: Sì, purtroppo (?).
Si noti il probabile
“purtroppo” nè trascritto dalla trasmissione nè dai giornali online. Se
l’avesse detto perché l’avrebbe detto? Se avesse detto la verità quel
“purtroppo” stonerebbe.
Giarda: la Croce Rossa passano
solo sei minuti?
Stasi: Sì, sei minuti, ma io son
stato in ca… cioè io… infatti loro dicevano “ma sicuramente
sei rimasto di più in casa, sembra”, ma io sarò rimasto lì davvero pochi
sec… saranno stati venti secondi, trenta, cioè ho… facevo i movimenti,
li ho fatti tutti veloci. Appena… appena ho vista son scappato via… e ho
chiamato… quando ero… ero in macchina. Cioè adesso poi le cognizioni sui tempi
sono quelle che erano, compl… non mi ricordavo nemmeno il numero civico… della
casa, cioè ero completamente, così, nel panico, non ho niente di
inventato, come al solito, dico sempre la verità.
Una risposta non convincente
perché ricca di pause ed autocensure.
Si noti “ma io son stato in
ca…”, Stasi non riesce a pronunciare la parola “casa” per intero.
Si noti “ma io sarò rimasto lì
davvero”:
- si noti peraltro il debole “sarò” invece di
“sono”. Stasi mostra di non prendere possesso di ciò che dice,
non è convincente proprio perché non è convinto neanche lui, è il “sarò” a
confermarcelo.
- “lì” dove? Ancora una volta non ha
detto di essere entrato.
- “davvero” è superfluo ed è un termine con il
quale mostra di avere bisogno di convincere.
Si noti “facevo i movimenti”.
Sono parole sue, non frutto di una contaminazione. Perché parla di generici
“movimenti”? Stasi, ancora una volta, non riesce a dire di essere entrato in
casa.
Si noti “Appena… appena ho
vista son scappato via” che non equivale ad “Appena ho visto Chiara a terra
sono scappato via”.
Noi tutti parliamo in economia
di parole, Stasi, nel finale, invece di emettere poche convincenti parole,
invece di dire “(io) ho detto la verità” o “questa è la verità” mostra di avere
bisogno di convincere con il triplo delle parole e facendo riferimento ad
un’abitudine “come al solito, dico sempre la verità”. “non ho niente di
inventato” che significa? Non solo “non ho niente di inventato” non equivale a
“non ho inventato niente” ma non equivarrebbe comunque a “(io) ho detto la
verità” perché coloro che dissimulano non si inventano niente eppure non
raccontano tutta la verità.
Giarda: Va bene.
CONCLUSIONI
Stasi non ha detto a Giarda di essere entrato in casa Poggi nè di aver visto Chiara poco prima della telefonata al 118. Affermare il contrario è frutto di un’interpretazione e non della giusta lettura delle parole di Stasi. Io credo alle parole di Stasi, non entrò in casa Poggi in quell’occasione. I giudici che l’hanno condannato per l’omicidio della fidanzata non si sono sbagliati.

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