Voi non mi vedete, ma io sì...
Consiglio vivamente di vedere il video del Dott. Paolo Cianconi sulla psicopatia. E' fatto benissimo, completo e di facile comprensione. Dopo averlo visto, capirete meglio cos'è (non chi è...) uno psicopatico, e perchè assomigli ad un camaleonte.
Periodicamente, a cadenza
regolare, c’è qualche mostrologo che si meraviglia che questi SK non mostrino
qualche “anormalità” nella vita reale. Cadono nel tranello anche persone molto
preparate, intelligenti e dotate di ottimo senso critico.
Si domandano come mai, al lavoro, in società, in famiglia (se
ce l’hanno), nessuno abbia notato che qualcosa non vada per il verso giusto.
Per quanto non tutti i SK siano psicopatici, lo è la gran
maggioranza, quindi è allo psicopatico che mi riferisco, nelle seguenti
considerazioni.
Le caratteristiche principali della psicopatia, sono la
mancanza di empatia, lo spiccato egocentrismo, l’assenza di rimorso e di senso
di colpa, e l’uso strumentale degli altri.
Lo psicopatico è un vero e proprio camaleonte. Abilissimo a
mascherarsi, mentitore patologico, dotato di un naturale istinto che lo porta a
capire i punti deboli dell'interlocutore, ha la specialità di sapersi porre
come l'interlocutore si aspetta che faccia. Sono come uomini di gomma,
adattabili, malleabili, proteiformi.
Se ami il calcio, ti parlano di calcio. Se
parli di donne, possono seduta stante inventarsi mille avventure da
"condividere". Sono comprensivi, ti seguono nel discorso. L'unico
punto debole, nella loro apparente disponibilità, è che non amano essere
contraddetti.
Fanno tutto ciò, solo se in qualche modo gli servi, e possono manipolarti a loro vantaggio. Se sei una
persona magari dotata di agganci, se sei ricco, o potente, o famoso, o magari solo il loro capufficio, allora mostrano "il lato migliore", sono disponibili e attenti ai tuoi desideri, altrimenti, se sei uno
qualunque, e non possono ricavare nulla da te, perdono subito qualsiasi interesse. Di solito hanno una vita
da parassiti, dipendendo finanziariamente da altre persone.
Hanno un ego molto dilatato, a volte grandioso, che sconfina
nel Narcisismo patologico. Solo quando parlano di sé stessi, sembrano “provare”
qualcosa, vedi il video della confessione di BTK, in cui maldestramente cerca
di apparire dispiaciuto, e riesce persino a versare qualche lacrimuccia. In
cuor suo, lo psicopatico non prova nessun rimorso, mai !
Dovete guardarlo, questo video, e rabbrividire al tono asciutto, quasi asettico, con cui descrive come ha torturato ed ucciso gli Otero. Pieno di "Yes, Sir"... come se stesse facendo una comune relazione di lavoro ad un suo superiore. Agghiacciante !
Psichiatri famosi e grandi specialisti come Robert Hare, hanno affermato che in certi
casi, perfino per loro, è difficilissimo capire che hanno uno psicopatico
davanti ! Figuriamoci per uno qualunque. Perfino il parente è quasi sempre ignaro !
A volte c'è solo qualche piccola bizzarria rivelatrice, ad un attento esame psicologico, ma la gran maggioranza dei "vicini" cadrà dalle nuvole, quando apprenderà chi veramente abitasse a pochi passi da casa loro. "Non avrei mai immaginato che..." e dipingeranno il quadro di una persona mite, forse un po' taciturna, ma nulla più. Non cadete anche voi nel tranello, facendovi la classica domanda: “Come mai nessuno non se n’è accorto prima ? “
In
un gruppo FB che tratta del Mostro di Firenze, mi sono imbattuto in un post di
una psicologa. Lavora presso una comunità terapeutica riabilitativa, e ha studiato:
Psicobiologia del comportamento, Master in Narcisismo maligno e manipolazione
affettiva, Psicobiologia del comportamento, Scienze dell’educazione mag v.o.
Leggiamo
cosa dice.
“I
mostri si riconoscono per strada? NO
Possibile
che chi viveva con lui - ammesso che qualcuno ci vivesse- non abbia capito o
avuto un sospetto? Sì. Liquidiamo subito la seconda domanda: i parenti sono gli
ultimi a rendersi conto di cosa stia succedendo perché i processi di negazione
son talmente imponenti da impedire loro di credere di avere un mostro in casa
anche quando saltano fuori i cadaveri da sotto al letto. Trovano qualsiasi
giustificazione per continuare a difendere l'immagine che hanno della persona
che amano. E non lo fanno apposta. Ci vogliono credere loro per primi che sia
innocente.
Domanda
numero uno. Come qualcuno già sa, mi è capitato talvolta di lavorare in
strutture psichiatriche di max sicurezza. Gli psicopatici (PSICOPATICI, NON
PSICOTICI eh, che allora non ci capiamo fin da subito) sono, nel quotidiano,
talmente normali da risultare banali. Vivendo a contatto con loro per otto ore
al giorno, ti dimentichi con chi hai a che fare. Dimentichi fedine penali e
cartelle cliniche. Per te ci sono solo Marco (i nomi son fittizi) che rompe le
balle per avere una sigaretta, Stefano, che gioca a biliardino con Davide,
Luca, che tifa milan. Son ragazzi con cui condividi parte della tua vita, con
cui fai battute, spesso ti diverti anche a dir stronzate. Soprattutto quando
hai 50 anni e loro ne hanno trenta (e ne
dimostrano 18) ti pare di avere a che fare con una classe di liceali
indisciplinati. Non con degli psicopatici. E abbassi la guardia. E ti metti in
pericolo. E lo sai. Tu lo sai cosa hanno fatto. Dovresti ricordarlo. Ma lo
dimentichi. Figuriamoci chi non lo sa!
Ci
riprovo. Solo una volta mi è capitato di mettermi in pericolo (anzi due, ma la
seconda non è stata colpa mia) in un modo talmente scemo che appena me ne son
resa conto ho pensato "e brava la testa di cazzo che sei! come ci sei
finita in questa situazione?"
C'era questo
"ragazzino" con una cartella psichiatrica lunga da qui all'eternità
(ma attenzione, non era matto, aveva "solo" gravissimi disturbi di
personalità che nel quotidiano spariscono come neve al sole) e una fedina
penale lunga almeno il doppio. Pericolosità sociale ovviamente e struttura di
massima sicurezza. Ma per me era solo Marco, quello che mi prendeva per il culo
perché avevo i guanti a forma di gatto. Quello che mi chiedeva di guardargli i
risultati delle partite e che rompeva le palle per avere una sigaretta in più.
Quello che quando entravo fingeva di prendermi a calci ridendo. Ed è con quello
che una volta mi son ritrovata da sola, in un padiglione vuoto, dalle
macchinette del caffè. E ce lo avevo portato io. Erano le dieci di sera. Il
turno del giorno era smontato e il turno notte era in reparto, due piani più
sopra. Stavo uscendo e mi prendevo un caffè dalle timbrature. Stavamo parlando
e mi ha accompagnata. Non c'era nessuno intorno. Nessuno a quel piano. Il
corridoio lunghissimo con tutte le luci spente che si accendevano
automaticamente al nostro passaggio. Era sempre Marco per me. Fino a quando son
arrivata alle macchinette del caffè e ci siamo fermati. Allora, forse il
silenzio, forse il buio o il rumore meccanico della macchinetta, mi hanno fatto
piombare in un "incubo" di consapevolezza. Davanti a quelle
macchinette mi son tornati in mente tutti gli articoli del codice penale che
aveva violato (stalking aggravato, stupro, tentato omicidio, omicidio) ed è lì
che ho pensato appunto "ma che bella testa di caxxo che sono". E
mentre lui continuava a parlare di stronzate (perché lui era effettivamente
sempre Marco), io ho perso il filo del discorso. Facevo finta di ascoltarlo ma
ho iniziato a chiedermi "oddio come son andate le cose? l'ho portato io
qui? o mi ha manipolato lui per farsi portare qui?” Avevo paura che fiutasse la
paura. Non lo ha fatto. O forse ha fatto finta di non farlo. Voleva solo un
caffé.
Il mostro l'ho visto in
tutt'altra situazione qualche mese dopo (la seconda volta che son stata in
pericolo) e lì ho pensato davvero "ma chi sei?" Irriconoscibile. Per
dire : non sottovalutate la
capacità camaleontica dei mostri. Non si riconoscono i serial killer nel
quotidiano.”

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