“Audentes fortuna iuvat”, diceva Virgilio nell’Eneide, “La
fortuna aiuta gli audaci”, ma purtroppo, a volte, anche gli assassini.
La Bermani arriva in bici, e vede una bici nera appoggiata al muretto. Lei dice che erano le 9.10 ma
siccome l’allarme è stato disinserito alle 9.12 da Chiara, per far entrare Stasi,
saranno state le 9.13. La Travain, passando in macchina, in senso inverso alla
Bermani, fra le 9.24 e le 9.27/9.28, l’orario non si sa con sicurezza, vede la
stessa bici. Il cellulare della Travain aggancia la cella alle 9.24, non è
uscita di casa prima delle 9.24.
Stasi non è rimasto a lungo nella villa, per tornare a casa
sua ci vogliono 5/6 minuti e alle 9.35 accende il pc. Ripercorrendo gli eventi
a ritroso, questo vuol dire che è tornato a casa verso le 9.33/9.34, quindi è
uscito dalla villa massimo alle 9.27/9.29.
E’ uscito dopo le 9.24, non prima, altrimenti la Travain
non avrebbe visto la bici, ma non oltre le 9.29, altrimenti non avrebbe fatto
in tempo ad accendere il pc.
In sostanza, per un pelo la Bermani non lo vede, e lui esce giusto dopo che è passata la Travain, un tempismo perfetto.
Da notare che la Bermani è stata “a pochi passi” dalla casa,
per tutto il tempo in cui l’assassino era dentro. Non ha sentito niente, anche
se ho seri dubbi sul suo udito (vedi post)
ma ha anche detto che dal porticato vedeva anche il cancelletto della villa, ma
non ha visto nessuno entrare o uscire. Si è mossa, ha annaffiato le piante, ha
dato da mangiare ai gatti, ma comunque, quando l’assassino è uscito, non era
nella giusta posizione per vederlo ! La fortuna di cui vi parlavo…
Questo “passaggio” delle due testimoni, in senso inverso, a
pochi minuti una dall’altra mi ricorda la dinamica dell’omicidio di Baccaiano,
ad opera del Mostro di Firenze, nel 1982.
Un testimone passa in macchina e vede la macchina delle due
vittime sulla sua destra, la luce interna accesa. Dopo due minuti passa un’altra
macchina, in senso inverso (!), e vede la macchina delle due vittime nel
fossato alla sua destra, le luci spente.
In quei due minuti, il MdF ha sparato 9 colpi, il guidatore
ha cercato di fuggire inserendo la retromarcia ed è finito nel fossato dall’altra
parte della strada. Il mostro ha inseguito la macchina, sparando. Dopo averla
raggiunta mette il braccio dentro e fredda il Mainardi con un colpo dietro l’orecchio
sinistro. Prende le chiavi dal cruscotto (forse dopo aver cercato di far
ripartire la macchina) e poi spara due colpi ai fari dell’autovettura. Non contento, col
calcio della pistola rompe anche le luci di posizione anteriore, ed infine
getta via le chiavi della macchina e si dilegua nella notte; il tutto appena
prima che passi il secondo testimone, in macchina.
Due minuti… sembra impossibile, poi ci si domanda se 23
minuti siano stati sufficienti, a Stasi. Quando agiscono in preda all’adrenalina
sono come delle macchine, un’azione rapida dietro l’altra, senza incertezze,
senza tempi morti.
Sempre in tema di fortuna… Zodiac nel 1969, in pieno centro
di San Francisco, verso le 22 fa fermare sulla destra il taxi. Dai sedili
posteriori spara al conducente, Paul Stine. Esce dalla macchina, si attarda a
pulire le portiere, e viene visto da tre ragazzini che erano al primo piano
della casa dall’altra parte della strada. L’assassino si allontana, camminando senza
fretta, e gira l’angolo. Scatta l’allarme, arrivano le pattuglie, ma per un
disguido dei testimoni i poliziotti cercano un uomo di colore (la fortuna…).
Due di loro, in macchina, incrociano un uomo, un bianco. Lo fermano e gli
chiedono se ha visto un uomo di colore scappare “sì… l’ho visto con una pistola
in mano, è andato da quella parte”. I poliziotti partono sgommando, ricerche a
tappeto, anche con i cani, niente. Inutile dire che l’uomo a cui avevano
chiesto informazioni, era Zodiac…
Testimoni, coincidenze temporali, disguidi, a volte la fortuna è dalla parte dei cattivi, ma per fortuna, scusate il gioco di parole, non sempre.

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