Ho fatto 13

Nel precedente post vi ho accennato alla difficoltà di entrare a Pediatria, a Padova.

Era una specialità prestigiosa ed era risaputo che fosse difficilissimo entrarci. I posti disponibili erano 12, relativamente pochi, e girava voce che fossero già tutti assegnati…

L’esame di ammissione era a quiz, ma c’era un’ampia fetta del punteggio finale, un terzo dei voti, che veniva assegnato dagli esaminatori. Su questo terzo dei voti, la facoltà poteva “giocare” a proprio piacimento, in pratica promovendo tutti quei dottori che già bazzicavano la specialità, rendendosi utili in mille modi.

Tutto questo non lo sapevo, giuro, e ancora oggi non ho ben capito perché ho scelto Pediatria… la mia vera passione era Medicina Interna. Non tanto perché sentissi la “vocazione”… aiutare il prossimo, ma proprio come esercizio mentale. Una sorta di sfida, adoravo la diagnosi differenziale: di cosa soffriva il paziente ? Interpretare i segni, gli esami di laboratorio e strumentali, possibilmente in un caso difficilissimo…

 

E’ successo tutto una mattina, camminavo sul corso di Cortina D’Ampezzo, dove abitavo, e mi cade l’occhio sullo studio della Dottoressa Giacconi, la Pediatra, al primo piano, proprio accanto al “Bar Sport”. Una zona centralissima. Ci rifletto su… però… uno studio in centro, i pazienti che arrivano; una calda giornata, il cielo limpidissimo: potrei provare con Pediatria.
Non una decisione sofferta, una decisione di comodo, ma alla fine, se non l’avessi fatta, non avrei incontrato mia moglie, non sarebbe nata nostra figlia: tutto è bene quel che finisce bene.


Veniamo all’esame di ammissione; come al solito, anche perché me la prendevo più che comoda… ero preparatissimo. Entriamo in un’ampia sala, era vastissima, pareva un cinema. Letteralmente centinaia di studenti… per la cronaca eravamo più di 400… in realtà erano tutti già medici, come me, ma inconsciamente non ho mai superato lo stadio di “studente”, altamente competitivo, e pronto alla battaglia.

Non ricordo l’esatto numero delle domande a quiz, alcune erano proprio con le crocette, su risposte multiple, altre permettevano di esporre sulla domanda, come se te l’avesse fatta un professore.


Pensavo di aver fatto bene, ero soddisfatto, della serie vediamo chi fa meglio di me… c’erano solo 12 posti su più di 400 candidati, ma non mi spaventava molto. Dopo circa una settimana, uscirono i risultati. Entro e c’era una lunghissima lista, inizio a scorrerla dall’alto, con una certa ansia… finalmente trovo il mio nome: tredicesimo ! Il primo degli esclusi ! Merda… possibile ? Proprio il primo dei non aventi diritto ? Coincidenza ?

C’era una postilla… se qualcuno dei primi 12 rinunciava, subentrava il primo degli esclusi, cioè io. Qualche giorno dopo, senza crederci troppo, ritorno a vedere quella maledetta lista: un nome era stato cancellato ! Una dottoressa aveva fatto domanda sia a Padova che a Verona, e aveva scelto Verona. Non la ringrazierò mai abbastanza… perché fra quei 12 c’era anche mia moglie… il resto è storia.

Tutte le dietrologie, la quota riservata agli esaminatori etc, me le ha spiegate, in seguito, mia moglie. Anche lei frequentava Pediatria “part time”, e conosceva vari professori.

Morale della favola ? Avevo certamente fatto meglio, all’esame, dei 400 e passa che mi seguivano, e probabilmente anche di qualcuno di quei dodici che mi ha preceduto, escluso ovviamente mia moglie…

Com’è curioso il destino… se quella dottoressa non avesse rinunciato, non avrei conosciuto mia moglie, e non sarebbe nata mia figlia, la gioia dei miei occhi. Si può dire che quella volta ho fatto 13… 😃

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