Nel precedente post vi ho accennato alla difficoltà di entrare a Pediatria, a Padova.
Era una specialità prestigiosa ed era risaputo che fosse difficilissimo entrarci. I posti disponibili erano 12, relativamente pochi, e girava voce che fossero già tutti assegnati…
L’esame di ammissione era a quiz, ma c’era un’ampia fetta
del punteggio finale, un terzo dei voti, che veniva assegnato dagli
esaminatori. Su questo terzo dei voti, la facoltà poteva “giocare” a proprio
piacimento, in pratica promovendo tutti quei dottori che già bazzicavano la
specialità, rendendosi utili in mille modi.
Tutto questo non lo sapevo, giuro, e ancora oggi non ho ben capito perché ho
scelto Pediatria… la mia vera passione era Medicina Interna. Non tanto perché sentissi
la “vocazione”… aiutare il prossimo, ma proprio come esercizio mentale. Una
sorta di sfida, adoravo la diagnosi differenziale: di cosa soffriva il paziente
? Interpretare i segni, gli esami di laboratorio e strumentali, possibilmente
in un caso difficilissimo…
E’ successo tutto una mattina, camminavo sul corso di Cortina D’Ampezzo, dove abitavo, e mi cade l’occhio sullo studio della
Dottoressa Giacconi, la Pediatra, al primo piano, proprio accanto al “Bar Sport”.
Una zona centralissima. Ci rifletto su… però… uno studio in centro, i pazienti
che arrivano; una calda giornata, il cielo limpidissimo: potrei provare con
Pediatria.
Non una decisione sofferta, una decisione di comodo, ma alla fine, se non l’avessi
fatta, non avrei incontrato mia moglie, non sarebbe nata nostra figlia: tutto è
bene quel che finisce bene.
Veniamo all’esame di ammissione; come al solito, anche perché me la prendevo
più che comoda… ero preparatissimo. Entriamo in un’ampia sala, era vastissima,
pareva un cinema. Letteralmente centinaia di studenti… per la cronaca eravamo
più di 400… in realtà erano tutti già medici, come me, ma inconsciamente non ho
mai superato lo stadio di “studente”, altamente competitivo, e pronto alla
battaglia.
Non ricordo l’esatto numero delle domande a quiz, alcune
erano proprio con le crocette, su risposte multiple, altre permettevano di esporre
sulla domanda, come se te l’avesse fatta un professore.
Pensavo di aver fatto bene, ero soddisfatto, della serie vediamo chi fa meglio
di me… c’erano solo 12 posti su più di 400 candidati, ma non mi spaventava
molto. Dopo circa una settimana, uscirono i risultati. Entro e c’era una
lunghissima lista, inizio a scorrerla dall’alto, con una certa ansia…
finalmente trovo il mio nome: tredicesimo ! Il primo degli esclusi ! Merda…
possibile ? Proprio il primo dei non aventi diritto ? Coincidenza ?
C’era una postilla… se qualcuno dei primi 12 rinunciava, subentrava
il primo degli esclusi, cioè io. Qualche giorno dopo, senza crederci troppo, ritorno
a vedere quella maledetta lista: un nome era stato cancellato ! Una dottoressa
aveva fatto domanda sia a Padova che a Verona, e aveva scelto Verona. Non la
ringrazierò mai abbastanza… perché fra quei 12 c’era anche mia moglie… il resto
è storia.
Tutte le dietrologie, la quota riservata agli esaminatori
etc, me le ha spiegate, in seguito, mia moglie. Anche lei frequentava Pediatria
“part time”, e conosceva vari professori.
Morale della favola ? Avevo certamente fatto meglio, all’esame,
dei 400 e passa che mi seguivano, e probabilmente anche di qualcuno di quei
dodici che mi ha preceduto, escluso ovviamente mia moglie…
Com’è curioso il destino… se quella dottoressa non avesse rinunciato, non avrei conosciuto mia moglie, e non sarebbe nata mia figlia, la gioia dei miei occhi. Si può dire che quella volta ho fatto 13… 😃

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