La ricostruzione dell’omicidio fatta da Marzio Capra.
Questo il commento che ho fatto a caldo su FB, dopo aver
visto il video:
“Ma è perfetta !!! Notate quanto tempo si ferma sul divano a pensare
(macchioline sul pavimento), e quanto sta in bagno a lavarsi.
Da quando Stasi entra, a quando esce, passano SOLO 3 MINUTI
e 47 SECONDI !!!
In tutto, arriva a casa dopo 9 MINUTI !
Poi gli stasiani blaterano: "come ha fatto a fare
tutto in 23 minuti"... ma andate a nascondervi! E per arrivare a 23 minuti
la colazione ci sta fin che volete, avrebbero potuto mangiarsi anche un
panettone...
Piccolo errore, richiude la porta a libro, quando invece è
stata trovata aperta dai CC. Notate anche come si vede bene che la porta a
libro si apre VERSO di lui, quindi Stasi ha mentito, dicendo che si è aperta
quando ha SPINTO la parte centrale.
Ad un certo punto l'audio si sfalsa leggermente rispetto al
video. Un lavoro eccezionale.”
Confesso che anch’io sono rimasto stupito, anzi scioccato
direi: 9 minuti!
Per arrivare a 23 minuti, in 14 minuti due fruttoli, un estathe e una banana
sono una sciocchezza, e si può anche aumentare notevolmente il tempo della lite.
E’ proprio vero, tra quello che noi “immaginiamo” si possa
fare in un certo lasso di tempo, e quello che effettivamente si può fare, c’è
un abisso.
Sembra proprio di vedere Stasi in azione, impressionante.
I primi due minuti del celeberrimo “Time” dei Pink Floyd,
col sottofondo della sveglia/orologi e il suo inquietante ticchettio,
andrebbero bene come sottofondo al video…
Il concetto di base è che c'è una discrepanza enorme fra quello che può fare un assassino, o un criminale, in un determinato lasso di tempo, e quello che noi pensiamo possa riuscire a fare, e l'assassino è molto più rapido di quello che pensiamo.
Perché 23 minuti, in un
omicidio, sono un’eternità (anche se a noi “sembra poco”)
Quando uno dice: “ma in 23 minuti non si fa in tempo”,
in realtà sta facendo un errore normale: sta giudicando il tempo con la
percezione da spettatore, non con la logica di una sequenza reale.
Il punto è che 23 minuti non sono pochi: sono
tantissimi, se dentro ci metti una sequenza di azioni consecutive, senza
pause e senza “scene da film”.
1) Il cervello non ragiona in minuti: ragiona in “peso
mentale”
Noi tendiamo a pensare che un evento “grave” debba per
forza durare “tanto”.
È quasi un riflesso: più una cosa è enorme, più la immagini lunga.
Ma la realtà non funziona così: eventi giganteschi
possono consumarsi in pochissimo tempo.
E viceversa, cose banali possono durare un’eternità… solo
perché perdi tempo, ti blocchi, ti distrai, fai avanti-indietro.
In pratica: non è la gravità dell’evento che determina
la durata, ma la continuità dell’azione.
2) La violenza, quando parte, può essere spaventosamente
rapida
Qui c’è un altro errore comune: immaginare l’omicidio come
una specie di “scena lunga”, con una dinamica teatrale.
In realtà, soprattutto a distanza ravvicinata, spesso è:
- parte
- succede
- finisce
E una grossa fetta di tempo se la prendono solo i
contorni (spostamenti, micro-scelte, gesti pratici), non “il gesto” in sé.
3) Quando fai azioni consecutive, la tua percezione del
tempo cambia
Se uno entra in modalità esecuzione (azioni una dietro
l’altra, senza fermarsi), il tempo non viene “sentito” come lo sente chi guarda
da fuori.
È una cosa molto concreta: c’è ricerca che parla proprio di
compressione soggettiva del tempo durante azione continua (ti sembra
passato meno tempo di quello reale).
E anche lo stress può alterare la percezione del tempo (in
molti casi proprio verso una forma di compressione).
Quindi quando la gente fa i conti “a sensazione”, spesso
sta facendo i conti con un orologio mentale sbagliato.
4) Il paragone più efficace: le rapine (che “devono”
essere veloci)
Qui secondo me si capisce tutto.
Se prendi un reato che è “complesso” per definizione
(perché include rischio, decisioni rapide, interazione con altre persone,
gestione dell’ambiente), cioè la rapina in banca, scopri una cosa
micidiale:
👉 tante rapine durano
pochissimi minuti.
- In un
dataset enorme di rapine in banca in Italia (2005–2007), la durata
mediana è stata riportata intorno ai 3 minuti.
- Nello
stesso filone di analisi, le rapine sotto i 3 minuti avevano una durata
media ~2,44 minuti, mentre quelle più lunghe andavano comunque su
numeri che restano “compressi” rispetto a come la gente se li immagina.
E attenzione: una rapina in banca non è “una cosa
semplice”. Dentro ci stanno:
- ingresso
- minaccia/ordine
- consegna
denaro
- controllo
visivo dell’ambiente
- uscita
Eppure può durare 2–3 minuti.
Questo non serve per dire “allora tutto è uguale a una
rapina”, ovviamente.
Serve per fissare una verità: pochi minuti possono contenere tantissime
azioni reali, anche in situazioni ad alta tensione.
E se passiamo alla rapina in strada, che è ancora
più “istantanea”, trovi tempi medi tipo circa 5 minuti (in un dataset
scozzese, con moltissimi eventi che stanno comunque dentro finestre brevi).
Quindi quando uno si stupisce di 23 minuti… sta
sottovalutando la densità del tempo reale.
5) Il punto chiave: 23 minuti sono “spazio operativo”
Una frase che secondo me centra tutto è questa:
23 minuti non sono un gesto. 23 minuti sono una
sequenza.
E in una sequenza ci stanno dentro:
- micro-azioni
da 5–10 secondi
- azioni
da 20–30 secondi
- un paio
di cose da 1–2 minuti
- e hai
già riempito il tempo “senza accorgertene”
È questo che frega la gente: pensa al tempo come a un blocco unico, invece è una somma di mattoncini.

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